Vinci il male con il bene

 Non farai vendetta e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono l’Eterno. Levitico 19:18

Per ispirazione divina oggi il pastore tratta il tema “Vinci il male con il bene” e introduce la predicazione con la lettura di due versetti tratti dal Vangelo di Luca, che riportano una parte del discorso di Gesù sul monte.

Luca 6:27 Ma io dico a voi che udite: Amate i vostri nemici; fate del bene a coloro che vi odiano. 28 Benedite coloro che vi maledicono e pregate per coloro che vi maltrattano.

Con un linguaggio rivoluzionario, il linguaggio della grazia proprio del Regno di Dio, Gesù ci chiede di fare qualcosa di soprannaturale, qualcosa che solo chi conosce Dio può fare: amare i nostri nemici, fare del bene a quelli che ci odiano, benedire chi ci maledice e pregare per chi ci maltratta!

Ci chiede di agire come il Padre Celeste ha agito con noi: eravamo peccatori, alcuni bestemmiatori e violenti, pronti a trattare male gli altri, e ci ha risposto mandando sulla croce Suo Figlio per salvarci!

Solo chi conosce Dio e Lo ama può vivere senza usare gli strumenti del mondo delle tenebre, attenendosi alla cultura del Regno di Dio e allo spirito di Cristo, grazie al quale si può vincere il male con il bene.

Questo tema viene ripreso dall’apostolo Paolo, che nell’epistola ai Romani, dopo avere trattato nei primi undici capitoli temi dottrinali, in particolare quelli della giustificazione e della santificazione,   nel dodicesimo passa ad enunciare una serie di istruzioni finalizzate all’applicazione pratica di quanto precedentemente insegnato.

Romani 12:1 Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio.2 E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio. 3 Infatti, per la grazia che mi è stata data, dico a ciascuno che si trovi fra voi di non avere alcun concetto più alto di quello che conviene avere, ma di avere un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha distribuito a ciascuno.

In questi primi tre versetti l’apostolo ci esorta:

a curare la nostra consacrazione a Dio e ad offrirGli il nostro corpo come sacrificio vivente;

a non conformarci alla cultura di questo mondo e a non seguire i suoi schemi, ma a  trasformare il nostro modo di pensare in base alla Parola di Dio, fino ad acquisire il Suo modo di pensare e a conoscere la Sua volontà, sottolineando che conoscerla non basta, ma che bisogna farne esperienza; a non avere un concetto troppo alto di se stessi.

Potremmo chiederci: perché offrire a Dio il nostro corpo e non il nostro spirito e la nostra anima? Perché nella mentalità ebraica il corpo è il contenitore dell’anima e dello spirito, quindi presentandoGli i nostri corpi Gli presentiamo l’intero nostro essere.

Il pastore mette in risalto che uno degli effetti del rinnovamento della mente è l’umiltà, che ci preserva da atteggiamenti improntati ad orgoglio, come quello di innalzarsi, di considerarsi superiori agli altri, di attribuirsi doni e chiamate che non si hanno, di mettere in atto comportamenti che feriscono gli altri.

Dobbiamo avere un concetto equilibrato di noi stessi, né troppo alto né troppo basso, saper riconoscere i doni che Dio ci ha dato e metterli a disposizione degli altri, usando la fede commisurata alla chiamata che abbiamo ricevuto.

Romani 12:9 L’amore sia senza ipocrisia, detestate il male e attenetevi fermamente al bene. 10 Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri. 11 Non siate pigri nello zelo; siate ferventi nello spirito, servite il Signore 12 allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera; 13 provvedete ai bisogni dei santi, esercitate l’ospitalità. 14 Benedite quelli che vi perseguitano benedite e non maledite. 15 Rallegratevi con quelli che sono allegri, piangete con quelli che piangono. 16 Abbiate gli stessi pensieri gli uni verso gli altri; non aspirate alle cose alte, ma attenetevi alle umili; non siate savi da voi stessi. 17 Non rendete ad alcuno male per male, cercate di fare il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se è possibile e per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. 19 Non fate le vostre vendette, cari miei, ma lasciate posto all’ira di Dio, perché sta scritto: «A me la vendetta, io renderò la retribuzione, dice il Signore».20 «Se dunque il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere; perché, facendo questo, radunerai dei carboni accesi sul suo capo» 21 Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene.

Nel verso 9 Paolo parla di amore, più precisamente dell’amore agàpe, l’amore paterno di Dio, quell’amore vero, autentico, senza finzione e senza ipocrisia.

In quanto figli di Dio dobbiamo esprimere agli altri lo stesso Suo amore, che non ha maschere e non è frutto di recitazione, ma se non sappiamo ricevere il Suo amore paterno non possiamo a nostra volta darlo ad altri.

L’apostolo ci esorta anche ad odiare il male, a vincerlo nella nostra stessa vita e ad attenerci fermamente al bene.

Nei versi 10-13 ci  suggerisce  la condotta da tenere in chiesa.

Ci sollecita ad amarci teneramente gli uni gli altri, ad usare riguardo verso i fratelli, ad essere ferventi e zelanti nel servizio, gioiosi nella speranza che ci è posta davanti, costanti anche in tempo di afflizione, sapendo che la prova dura solo per un tempo, e perseveranti nella preghiera, perché necessaria ai fini della vittoria; pronti a provvedere ai bisogni dei santi e quindi a non avere paura di dare le nostre decime e le offerte, ad esercitare l’ospitalità.

Per quanto riguarda le nostre relazioni con gli altri (vv. 14-16) ci esorta a benedire chi ci maledice e ci perseguita, a gioire con chi è allegro e a piangere con chi è nel dolore; ad avere gli stessi pensieri gli uni verso gli altri e a non aspirare alle cose alte, ma ad attenerci a quelle umili; a non considerarci saggi per nostro merito.

Per quanto concerne i nostri nemici (vv. 17-21) ci invita a non ricambiare il male col male e a fare il bene a tutti gli uomini; a vivere in pace con tutti, perché con la nostra testimonianza di portatori di pace manifestiamo la cultura del Regno; a non vendicarci del male ricevuto, ma a chiedere a Dio di fare giustizia, sapendo che la migliore vendetta che possiamo ottenere è che si convertano e siano salvati; a dar da mangiare e da bere al nemico che ha fame e sete, perché questo lo sorprenderebbe e lo farebbe vergognare; a non lasciarci mai vincere dal male ma a vincere il male con il bene.

Gesù sapeva che dopo la Sua dipartita i discepoli avrebbero provato il dolore che provano gli orfani, che si sentono soli e abbandonati, e disse loro che avrebbe mandato lo Spirito Santo, il Consolatore che avrebbe fatto conoscere loro l’amore del Padre.

Giovanni 14:18 Non vi lascerò orfani; tornerò a voi.

L’amore paterno è quello di cui ogni essere umano ha più bisogno ed è stato accertato che la figura paterna è quella che, nel bene e nel male, influenza la personalità dei figli per l’80%.

Gesù ci dà un comandamento nuovo: che ci amiamo come ci ha amai Lui, cioè di un amore paterno, lo stesso amore con cui il Padre ha amato Lui, e implicitamente ci esorta a maturare affinché possiamo manifestarlo.

Giovanni 13:34 Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

Sempre nel Vangelo di Giovanni, Gesù afferma che chi vede Lui vede il Padre, e dato che Egli ci ama dello stesso amore paterno con cui il Padre ama Lui e nel quale ci invita a dimorare, ne consegue che in noi gli altri dovrebbero vedere Gesù.

Giovanni 14:9 Gesù gli disse: «Da tanto tempo io sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai dici: “Mostraci il Padre”?

Giovanni 15:9 Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi; dimorate nel mio amore. 10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore.

Nel mondo si crede più al potere del male che a quello del bene; ad esempio si è convinti che solo dominando gli altri si può ottenere da loro qualcosa, per cui si è più propensi ad adottare metodi educativi autoritari. Tutto questo però non fa parte della logica del Regno, non gli appartiene, e noi crediamo che alla fine il male sarà distrutto e il bene trionferà. Molti credenti tuttavia adottano comportamenti non conformi alla cultura del Regno, che è gioia, pace e amore nello Spirito Santo, e pronunciano parole negative contro altri o decidono di chiudere i rapporti con chi ha agito male nei loro confronti.

Anche l’apostolo Pietro, che in passato era stato un tipo vendicativo, tanto che per difendere Gesù tagliò l’orecchio al sommo sacerdote, trattò questo tema

1Pietro 3:8 Infine siate tutti di una sola mente, compassionevoli, pieni di amor fraterno, misericordiosi e benevoli, 9 non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione. 10 Infatti «chi vuole amare la vita e vedere dei buoni giorni, trattenga la sua bocca dal male e le sue labbra dal parlare con inganno; 11 si ritragga dal male e faccia il bene, cerchi la pace e la persegua, 12 perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male». 13 E chi vi farà del male, se voi seguite il bene?

Conclusione con un’accorata esortazione ad interrompere la spirale del male e a rispondere al male con il bene, a rinnegare ogni parola di vendetta pronunciata contro altri, a respingere ogni spirito di amarezza, di risentimento, di odio e d’ira, ed a manifestare la cultura della benedizione, della grazia, dell’unità, della pace … la cultura del nostro RE!

About these ads
Questa voce è stata pubblicata in Studi Biblici. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...