Preghiera per essere illuminati e conoscere Dio

Salmi 34:5 Essi hanno guardato a lui e sono stati illuminati, e le loro facce non sono svergognate.

Efesi 1:15 Perciò anch’io, avendo udito della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore verso tutti i santi, 16 non cesso mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, 17 affinché il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia lo Spirito di sapienza e di rivelazione, nella conoscenza di lui  18 e illumini gli occhi della vostra mente, affinché sappiate qual è la speranza della sua vocazione e quali sono le ricchezze della gloria della sua eredità tra i santi 19 e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi che crediamo secondo l’efficacia della forza della sua potenza,20 che egli ha messo in atto in Cristo risuscitandolo dai morti e facendolo sedere alla sua destra nei luoghi celesti, 21 al di sopra di ogni principato, potestà, potenza, signoria e di ogni nome che si nomina non solo in questa età, ma anche in quella futura,22 ponendo ogni cosa sotto i suoi piedi, e lo ha dato per capo sopra ogni cosa alla chiesa, 23 che è il suo corpo, il compimento di colui che compie ogni cosa in tutti.

Questa preghiera, fatta dall’apostolo Paolo per la chiesa di Efeso, è un concentrato di contenuti, e in quanto ispirata dallo Spirito Santo e da Lui unta, il solo fatto di pronunciarla distrugge il giogo perché è verità, e la verità rende liberi. Il servo di Dio K.E. Hagin, ormai scomparso, nel suo libro “L’autorità del credente” racconta che la sua vita fu trasformata grazie a questa preghiera. La fece più di 1000 volte per se stesso, dopo di che iniziò a ricevere dal Signore grandi rivelazioni riguardo alla Parola di Dio, che gli si svelava e della quale coglieva nuovi significati, in particolare ricevette la rivelazione dell’autorità che abbiamo in Cristo.

In ogni tempo Dio ha avuto uomini e donne fedeli e tutti hanno avuto una cosa in comune: sono stati uomini e donne di preghiera. Chi deve pregare Dio se non i Suoi figli?. Pregare è un atto di umiltà, esprime la consapevolezza del proprio bisogno di Dio, e quanto più Lo preghiamo, cerchiamo la Sua faccia, abbiamo comunione con Lui e Lo adoriamo, tanto più Gli diamo l’opportunità di rivelarsi a noi, di parlarci, illuminarci, manifestare la Sua presenza ed aiutarci ad affrontare le difficili situazioni della vita. Non c’è persona che possa dire di non avere bisogno di ricevere dal Signore una parola specifica per la propria vita.

Nella preghiera di Paolo si possono cogliere i seguenti elementi:

–          indica l’occasione che lo spinse a pregare: aveva sentito parlare dell’amore e della fede dei credenti di Efeso (v. 15);

–          loda, ringrazia Dio e Gli innalza una supplica (vv. 15,16);

–          rivolge la Sua preghiera al Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria (v. 17);

–          formula delle richieste (vv. 17-19)

–          riceve rivelazione su Cristo, sulla Sua autorità e sulla Chiesa. (vv. 20-23)

Analizziamo singolarmente e approfondiamo i su citati elementi.

    1.  L’occasione della preghiera

 Efesini 1:15 Perciò anch’io, avendo udito della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore verso tutti i santi, 16 non cesso mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, ” La prima parola del verso 15, ‘perciò’, conclude il discorso fatto in precedenza riguardo agli Efesini. Aveva detto che essi avevano udito l’Evangelo della salvezza e avevano ricevuto il sigillo dello Spirito Santo, che indica l’appartenenza a Dio e con cui il Signore s’impegna di portare a termine la piena redenzione.

Efesini 1:13 In lui anche voi, dopo aver udita la parola della verità, l’evangelo della vostra salvezza, e aver creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa; 14 il quale è la garanzia della nostra eredità, in vista della piena redenzione dell’acquistata proprietà a lode della sua gloria.

 Questa epistola fu scritta da Paolo mentre si trovava in carcere a Roma.

Efesini 4:1 Io dunque, il prigioniero per il Signore, vi esorto a camminare nel modo degno della vocazione a cui siete stati chiamati

Dio aveva permesso che vivesse l’esperienza della prigionia perché, stando in carcere, grazie alle preziose epistole che poté scrivere in quel luogo, ha continuato ad edificare il corpo di Cristo in tutti i secoli seguenti, fino ad oggi. Paolo non si definisce prigioniero di Cesare, ma prigioniero del Signore, e pur essendo in catene chiese alla chiesa di pregare per lui, affinché potesse continuare ad annunziare la Parola di Dio con franchezza.

Efesini 6:20per il quale sono ambasciatore in catene, affinché lo possa annunziare con franchezza, come è mio dovere fare

Mentre era in carcere, nei pochi momenti in cui gli era possibile, parlava del Signore ai carcerieri e portò alla salvezza quaranta persone.

     2.    La natura della preghiera

 Paolo ringrazia Dio per gli Efesini e pronuncia parole di lode per il Signore, quindi formula per loro richieste di ulteriori benedizioni. Più volte, nei suoi scritti, troviamo insieme lode, ringraziamento e richieste.

Filippesi 4:6 Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con ringraziamento.

Colossesi 4:2 Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con ringraziamento.

Con le sue parole Paolo ci esorta a lodare e ringraziare Dio ancor prima di formulare le nostre richieste, a mostrarGli gratitudine, a pregare senza stancarci, a concentrarci più sulla Sua bontà che sui nostri bisogni e sulle nostre richieste. L’attitudine alla riconoscenza ci dà maggiore successo quando andiamo al trono della grazia, perché la consapevolezza della bontà di Dio c’incoraggia a chiedere.

Salmi 34:1 Io benedirò l’Eterno in ogni tempo, la sua lode sarà sempre sulla mia bocca.

Con queste parole il salmista dichiara di voler benedire e lodare Dio in ogni tempo, quando le cose vanno bene e quando vanno male, e lo stesso dobbiamo fare noi, ne abbiamo motivo, per tutto quello che Egli ci dà.

2Tessalonicesi 2:13 Ma noi siamo obbligati a rendere del continuo grazie per voi a Dio, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha eletti fin dal principio per salvarvi, mediante la santificazione dello Spirito e la fede nella verità

Qui l’apostolo afferma si sentirsi obbligato a ringraziare Dio per l’opera da Lui compiuta nella vita dei suoi fratelli. Le sue parole sono per noi un invito a fare altrettanto, infatti talvolta siamo superficiali e diamo tutto per scontato, non ci accorgiamo della grandezza della grazia di Dio e non Lo ringraziamo. Ad esempio non ci rendiamo conto che grande benedizione sia l’avere una chiesa così grande, in cui si percepisce la presenza di Dio e la Sua unzione, e avere una famiglia spirituale così numerosa, che al bisogno ci sostiene, c’incoraggia, prega per noi.

   3.   La preghiera è rivolta  al Padre della gloria

Paolo rivolge la sua preghiera al  “Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria” (v. 17).

 Chi potrebbe descrivere la gloria di Dio? Nessun uomo dispone di parole adeguate, nessuna lingua mortale e nessuna penna ne è capace.

Qualcuno si è impegnato molto e l’ha descritta così: “La gloria di Dio è l’eccellenza del Suo essere o carattere, che è la somma delle Sue perfezioni o il brillare di tutti i Suoi attributi in splendente combinazione”! Una definizione complicata, fatta nel tentativo di rendere al massimo con le parole la gloria di Dio, ma in realtà l’essere umano, che è imperfetto e ‘finito’, non è in grado di definire Colui che è perfetto e infinito! Una cosa è certa: noi abbiamo gustato la gloria della Sua grazia e abbiamo ricevuto la Sua luce; questo ci fa comprendere la grandezza del nostro Padre celeste.

2Corinzi 4:6 perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è lo stesso che ha fatto brillare il suo splendore nei nostri cuori per illuminarci nella conoscenza della gloria di Dio, che rifulge sul volto di Gesù Cristo.

Affermare che Dio è il Padre della gloria equivale a dire che Egli è il massimo della paternità e che non esiste un padre come Lui. Nella Scrittura Egli viene chiamato anche il Re di gloria, quindi è l’unico Re glorioso, come è l’unico Padre glorioso. Ci possono essere re e padri che hanno buone qualità, ma nessuno è come Lui, il Perfetto per eccellenza, l’unico senza difetti, e soprattutto perfetto nell’amore! Una piccola misura di questa gloria ci è stata comunicata attraverso Gesù, e nella misura in cui noi vediamo la Sua gloria veniamo trasformati.

2Co 3:18 E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore. 6.2.55

Come sul piano naturale occorre del tempo per conoscersi a fondo, così è per contemplare il Signore e per conoscerLo. Noi cambiamo nella misura in cui Lo contempliamo, Lo conosciamo e abbiamo rivelazione di Lui. La nostra trasformazione avviene, in positivo o in negativo, a seconda di cosa contempliamo, e se contempliamo Gesù veniamo trasformati di gloria in gloria, perché in noi, ad opera dello Spirito del Signore, si trasferisce la perfezione del Suo carattere e del Suo amore. A tal fine è necessario spendere tempo alla Sua presenza, chiederGli di aiutarci a cambiare alla Sua immagine, chiederGli Spirito di sapienza e rivelazione. Conoscere il Signore è un processo, infatti anche in Paolo il fuoco e lo zelo per Dio crebbero quando fu innalzato al terzo cielo e il livello della sua conoscenza del Signore si elevò.

      4.   Paolo chiese per gli Efesini Spirito di sapienza e di rivelazione per conoscere Lui.

 Che il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione nella conoscenza di lui” (v.17).

 Abbiamo bisogno di conoscere personalmente il Signore, perché dalla conoscenza che abbiamo di Lui dipende la nostra pace, come dal non conoscerLo dipendono le nostre paure. Più Lo conosciamo, più da noi le paure si allontanano, infatti avere paura è sintomo della mancanza di conoscenza di Dio.

Gli Efesini avevano ricevuto la salvezza ed erano stati battezzati nello Spirito Santo, ma per loro Paolo chiese di più, chiese Spirito di sapienza e di rivelazione affinché potessero conoscere pienamente Dio. Abbiamo bisogno di conoscerLo pienamente per avere una perfetta pace, per sentirci perfettamente amati e per essere liberi dall’ansia, sapendo che Egli si prende cura di noi e che non dobbiamo essere noi a prenderci cura di noi stessi. Se ci preoccupiamo di noi vuol dire che non Lo conosciamo, allora cadiamo nell’ansia e nell’angoscia, ci sentiamo soli e abbandonati, dimentichiamo che Dio ci ama e che ha uno straordinario piano per la nostra vita, con la conseguenza che non Lo ringraziamo.

   5. La conoscenza di Dio

 Un fatto è certo: la nostra fede, il nostro amore e la nostra obbedienza lasciano molto a desiderare. La causa va ricercata nell’inadeguatezza della nostra conoscenza di Dio. Se avessimo una relazione più intima con Lui avremmo più fervore, più fede, più obbedienza. Nei versetti 20-23 Paolo dimostra di avere ricevuto piena rivelazione su Cristo, sulla Sua autorità e sulla Chiesa.

Ricevere Spirito di sapienza e di rivelazione ci aiuta a fidarci di Dio e quindi ad esserGli più obbedienti, a comprendere che le Sue vie sono migliori delle nostre.

Nella preghiera sacerdotale, Gesù disse: “Or questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato Giovanni 17:3

L’essere umano tende a farsi degli idoli, ed anche i credenti che conoscono l’Iddio vivente e vero, invece di dedicare il loro tempo al Signore, spesso lo dedicano ad altre cose che tendono a diventare il loro dio. In realtà, però, non esistono altri dei, e la sola cosa necessaria per ciascuno di noi è conoscere l’unico vero Dio, perché equivale ad avere la vita eterna, cioè lo stesso tipo di vita di Dio.  Per questo motivo, più che esaudirci nei nostri desideri, il Signore vuole cambiarci nel carattere: perché vuole che il Suo tipo di vita passi a noi.

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