Camminare in modo degno del Signore

 

Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui… Colossesi 2:6 Nell’epistola ai Colossesi viene riportata una preghiera che l’apostolo Paolo fece per i credenti della piccola chiesa di Colosse,affinché camminassero in modo degno del Signore.

Colossesi 1:9 Perciò anche noi, dal giorno in cui abbiamo sentito questo, non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che siate ripieni della conoscenza della sua volontà, in ogni sapienza ed intelligenza spirituale, 10 perché camminiate in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio

L’attenzione viene posta sulla parte della preghiera che dà origine al titolo della predicazione, nella quale l’apostolo prega che i Colossesi conoscano pienamente la volontà di Dio, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, affinché possano camminare in modo degno del Signore.

Nel capitolo 2 dell’epistola ribadisce la stessa esortazione a camminare per grazia mediante la fede, come per grazia mediante la fede avevano ricevuto la salvezza.

Colossesi 2:6 Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui…

Grazia e fede caratterizzano il cammino cristiano, in quanto per mezzo della fede possiamo prendere quello che Dio per Sua grazia ci ha provveduto.

Qualche cenno sulla città di Colosse e sulla chiesa che vi sorse. Nel libro degli Atti (2:10) viene narrato che nel giorno di Pentecoste, quando lo Spirito Santo discese sui discepoli, tra le persone presenti al fenomeno c’erano alcuni provenienti dalla Frigia e dalla Panfilia. Colosse era, per l’appunto, una città della Frigia, colonia romana dell’Asia Minore corrispondente pressappoco alla parte centrale dell’attuale Turchia.

Colossesi 2:1 Voglio infatti che sappiate quanto grande sia il combattimento che sostengo per voi, per quelli che sono a Laodicea e per tutti quelli che non hanno visto la mia faccia di persona. L’apostolo dichiara di non essersi mai recato personalmente a Colosse, il che fa supporre che l’evangelizzazione di quella città sia avvenuta ad opera di alcuni fratelli ivi mandati da lui in missione mentre si trovava ad Efeso, dove si fermò per due anni.

Colossesi 4:13 Infatti gli rendo testimonianza che egli ha un grande zelo per voi, per quelli che sono a Laodicea e per quelli che sono a Gerapoli.

Qui vengono citate Gerapoli e Laodicea, città vicine a Colosse. La prima di queste era nota perché luogo di piacere e relax e perché vi si curava la salute; la seconda era nota per la politica e per i suoi scambi commerciali; la terza era conosciuta per la produzione della lana.

A Colosse c’era una forte presenza di Ebrei, che nelle tre città raggiungevano complessivamente gli undicimila, vi si trovavano anche dei Greci e dei giudaizzanti, pertanto c’era un tale miscuglio di tendenze, abitudini e convinzioni difficili da estirpare che la chiesa incontrò difficoltà ad abbracciare pienamente l’Evangelo e a crescere spiritualmente, quindi con la sua epistola Paolo intese correggerne gli errori.

Non si sa esattamente come sia nata la chiesa di Colosse, ma sembra probabile che Paolo vi abbia inviato dei missionari, tra cui Epafra, forse originario di quel luogo, e che per mezzo di loro la Parola di Dio si sia diffusa in tutta l’Asia Minore.

Atti 19:10 E questo durò per due anni di modo che tutti gli abitanti dell’Asia, Giudei e Greci, udirono la parola del Signore Gesù.

Epafra, noto come grande intercessore, pregò molto per i Colossesi.

Colossesi 4:12 Epafra, che è dei vostri ed è servo di Cristo, vi saluta; egli combatte sempre per voi nelle preghiere, affinché stiate fermi, perfetti e compiuti in tutta la volontà di Dio.13 Infatti gli rendo testimonianza che egli ha un grande zelo per voi, per quelli che sono a Laodicea e per quelli che sono a Gerapoli.

Paolo evidenzia lo zelo che Epafra aveva per loro, non sappiamo se dovuto al fatto che era originario di Colosse o al fatto che era stato lui ad evangelizzarli. Come Paolo, era un grande uomo di preghiera guidata dallo Spirito Santo e per i Colossesi aveva un grande peso d’intercessione.

Mentre era in carcere Paolo scrisse a Filemone, anch’egli di Colosse, per chiedergli di accogliere il suo schiavo Onesimo come un fratello nella fede, visto che si era convertito a Cristo, ed anche in questa epistola fa riferimento alla piccola chiesa di Colosse, forse formata dai soli membri della famiglia di Filemone.

Filemone 2 alla cara Apfia, ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che è in casa tua

La chiesa di Colosse è probabilmente la più piccola tra quelle a cui Paolo s’interessò, e questo ci dice che egli non si occupava soltanto delle grandi chiese, ma gli stavano a cuore anche quelle nascenti che si radunavano in casa. Pregava che camminassero in modo degno del Signore, cioè che avessero una condotta degna di Lui. Col termine ‘camminare’ s’intende ‘vivere, avere un certo tipo di condotta’. Ad esempio: ‘camminare nell’amore’ vuol dire vivere manifestando l’amore in modo pratico; ‘camminare nella fede’ vuol dire rendere manifesta la propria fede agli altri; ‘camminare nella solidarietà’ vuol dire rendere gli altri partecipi dei propri beni. Paolo parla quindi di comportamenti, di condotta, di Vangelo vissuto in modo pratico.

La frase “Camminare in modo degno del Signore” nella Bibbia è riportata quattro volte.

1. 1Tessalonicesi 2:11 E sapete anche che, come fa un padre verso i suoi figli, noi abbiamo esortato, consolato e scongiurato ciascuno di voi, 12 a camminare in modo degno di Dio, che vi chiama al suo regno e gloria.

Paolo conosceva il passato dei Tessalonicesi, fatto di idolatria e di impurità, e li esortò, una volta entrati a far parte della famiglia di Dio, a camminare in modo degno del Signore.

2. La seconda volta, come detto prima, indirizzò questa frase ai Colossesi. Poiché alcuni erano tentati di andare dietro a tradizione pagane ed ebraiche, pregò che conoscessero la volontà di Dio e camminassero in modo degno del Signore (Colossesi 1:10).

3. Filippesi 1:27 Soltanto, comportatevi in modo degno dell’evangelo di Cristo, affinché, sia che venga e vi veda, o che sia assente, oda nei vostri riguardi che state fermi in uno stesso spirito, combattendo insieme con un medesimo animo per la fede dell’evangelo,

Le parole di Paolo ci inducono all’autoesame perché, se è cosa buona la conoscenza della dottrina, è necessario che in noi questa si trasformi in condotta se vogliamo essere luce del mondo e sale della terra. Le persone non vedono ciò che sappiamo, ma vedono la nostra condotta. Per questo Paolo non si accontentava che i Filippesi avessero conoscenza della sana dottrina, voleva che avessero una condotta degna dl Signore. Anche noi, avendo ricevuto la grazia, dobbiamo modificare la nostra condotta, innanzitutto nella famiglia, infatti chi continua a comportarsi come prima di conoscere Cristo e in famiglia è collerico e violento, non vive in modo degno del Signore. I figli di Dio si riconoscono dai comportamenti ed anche chi non legge la Bibbia legge nella nostra condotta, nella nostra fede, nella nostra preghiera, nella nostra testimonianza.

4. Efesini 4:1 Io dunque, il prigioniero per il Signore, vi esorto a camminare nel modo degno della vocazione a cui siete stati chiamati,

Paolo esortò gli Efesini a camminare in modo degno della chiamata ricevuta. La sua esortazione è diretta anche a noi, che pure siamo stati chiamati affinché cambiamo e con la nostra vita onoriamo il nostro Signore.

Dalle lettere di Paolo si comprende quanto pregava. Pregava anche per persone che non conosceva personalmente, ne conosceva solo la storia, e per loro faceva combattimento spirituale; innaffiava con la preghiera tutti i luoghi in cui c’era la predicazione dell’Evangelo, perché per lui ogni cosa che nasceva per il Signore era preziosa.

I Colossesi avevano ascoltato il messaggio della grazia, ma il legalismo, l’idolatria e le tradizioni li tenevano legati e li allontanavano da Dio, per questo l’Evangelo incontrò molte difficoltà ad essere messo in pratica.

Colossesi 2:16 Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati; 17 queste cose sono ombra di quelle che devono venire; ma il corpo è di Cristo. 18 Nessuno vi derubi del premio con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, fondandosi su cose che non ha visto, essendo temerariamente gonfio a motivo della sua mente carnale

Paolo li ammonì che l’osservanza di feste, giorni e digiuni era solo ombra di realtà spirituali a venire che si sarebbero adempiute in Cristo, ed oggi che non siamo più nell’ombra non hanno più motivo di esistere. Li mette anche in guardia di non farsi derubare del premio facendo culto agli angeli, digiuni e avendo un’apparenza di umiltà per piacere a Dio. Tali cose erano state introdotte dagli Ebrei che erano finiti nelle tradizioni umane, ma a Dio si piace solo per la fede, infatti digiunare o vestirsi di umiltà a Lui non serve, semmai serve a noi per umiliare la carne, se sono fatti con la giusta motivazione e nel modo corretto.

Paolo ricorda che l’Evangelo della grazia ci dice quello che Dio ha fatto per noi, non quello che noi dobbiamo fare per Lui, però poi ci esorta a camminare in modo degno del Signore, onorando Colui che rappresentiamo. In altri termini Paolo dice che la conoscenza non basta e che occorre metterla in pratica.

Lo stesso Gesù disse ai Suoi discepoli:

Giovanni 13:17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate.

Il nostro problema è che non sempre facciamo quello che sappiamo, che a fronte di tanta conoscenza abbiamo anche tanta superficialità e non amiamo la volontà di Dio come dovremmo.

Giacomo 1:22 E siate facitori della parola e non uditori soltanto, ingannando voi stessi.

Ci siamo mai chiesti perché molte volte non riceviamo? Non riceviamo perché non mettiamo in pratica quello che ascoltiamo. Per lo più ci accontentiamo dell’ascolto, ma incontriamo difficoltà a decidere di mettere in pratica quanto abbiamo ascoltato, ingannando noi stessi e dimenticando che la Bibbia dice: “Siate facitori della Parola”. Metterla in pratica rende beati!

In definitiva Paolo ci esorta a fare attenzione alla nostra condotta, perché è a quella che gli altri guardano. Come Gesù dice: ‘Chi ha visto me ha visto il Padre’, così noi credenti dobbiamo dire: ‘Chi vede noi vede Gesù’, e se gli altri in noi non vedono Lui non li attiriamo. Ecco perché Paolo prega che i credenti camminino in modo degno, in accordo con la persona gloriosa del Signore che servono e rappresentano. Non è sufficiente essere consapevoli della dignità che si ha in Cristo, occorre agire di conseguenza e soprattutto saper cogliere certe occasioni per testimoniare la propria fede, invece di conformarsi alle abitudini del mondo.

Gesù faceva continuamente le cose che piacevano al Padre, e questa è l’ottica a cui deve attenersi il credente.

Giovanni 8:29 E colui che mi ha mandato è con me il Padre non mi ha lasciato solo, perché faccio continuamente le cose che gli piacciono».

Gesù ci ha dato l’esempio, ora tocca a noi imitarLo e fare tutte le cose che piacciono a Lui. Questo comporta sottomissione e fare per Lui ogni cosa con amore. La sottomissione non è un obbligo, si sceglie di praticarla per amore e per rispetto. Così la moglie sceglie di sottomettersi al marito perché lo ama e i figli ai genitori perché li amano. Gesù era sottomesso al Padre per amore, non per dovere e lo stesso dobbiamo fare noi, perché quando si fanno le cose per dovere ci si stanca, mentre se si fanno per amore non pesano.

Quando camminiamo in reale dipendenza dal Signore Lo onoriamo nella nostra casa, con la nostra condotta e nelle relazioni pubbliche; tutte le occasioni sono buone per fare conoscere l’amore di Dio. Il nostro cammino deve essere accompagnato dalle nostre buone opere, quali espressione dell’intima comunione che abbiamo con Cristo.

In questo tempo di crisi, in cui lo Stato non fa che chiedere sacrifici, il Signore è la nostra risorsa, è il nostro Pastore che si prende cura di noi. In mezzo al Suo popolo il bene crescerà, noi semineremo il bene e il bene raccoglieremo. Impareremo ad essere più regolati nelle spese e nei consumi. Gesù visse in una famiglia di modeste condizioni economiche, perché il Padre aveva scelto di farLo nascere in una famiglia di operai, e vivendo nelle ristrettezze economiche imparò l’obbedienza, crebbe sano e pieno di amore verso gli altri. Gesù è il nostro modello, e noi dobbiamo fare le buone opere non per guadagnarci la salvezza, ma avendola già ricevuta le compiamo per gratitudine verso di Lui che ha dato la Sua vita per noi.

Paolo non voleva solo che i credenti ricevessero una formazione, voleva la loro trasformazione, il cambiamento del loro carattere e della loro condotta. A farci risplendere come luce, infatti, non è quello che sappiamo, ma come viviamo. Talvolta accade che a fronte di tanta conoscenza abbiamo tanta ignoranza circa il modo cristiano di comportarci, perché continuiamo ad essere attirati dai modi di fare del mondo, a cui rischiamo di conformarci. Ad esempio, quando vediamo i fratelli sbagliare, piuttosto che lamentarci e criticarli, come fa chi non conosce Cristo, preghiamo per loro come faceva Paolo, così saremo la luce del mondo e il sale della terra.

 

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