La nostra speranza

Attualmente viviamo in un universo in cui tutto si disintegra; intorno a noi vediamo morte, sofferenza e malattie.

Tutto ciò è il risultato del giudizio di Dio al peccato  e del ritiro da parte dell’uomo al Suo sostegno e alla Sua autorità.
Così ci prendiamo ciò che volevamo: una vita priva della Sua benedizione.
Guardando attraverso tutta la Bibbia, osserviamo un “evento costante”, che è la conseguenza e l’effetto che ha avuto, ed ha, il nostro peccato “in Adamo”, generando eventi tragici di ogni tipo, sia quelli che hanno a che fare con la natura, che quelli che hanno a che fare con gli uomini e con le sue invenzioni.

Senz’altro, le azioni malvagie dei terroristi sono causate principalmente del peccato individuale.
La sofferenza causata dal maremoto in Asia, invece, non è la colpa del peccato di un individuo, ma è la conseguenza del peccato in generale.
La Bibbia ci insegna che la sofferenza fa parte di questo “evento costante”, dove il fattore predominante è il peccato.

Gesù disse qualcosa che è applicabile sia alle tragedie moderne, come gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 al World Trade Center e al Pentagono causati da uomini, che all’ultimo maremoto del sud est asiatico.
Le Sue parole sono ricordati in Luca 13:4-5: “…Oppure pensate voi che quei diciotto, sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo”.
In casi come questi, la sofferenza individuale non è collegata col peccato personale.

È da notare che Gesù disse anche: “…ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo”.
Benché si riferisse alla morte fisica avvenuta nel crollo della torre, alla base, però, dimostra che nessuno è innocente.
Siamo tutti peccatori e quindi condannati a morire.
Migliaia di persone hanno perso la vita nella strage del World Trade Center, anche i miliardi di persone che hanno saputo della strage un giorno moriranno.
Anzi, migliaia di loro muoiono ogni giorno, perché tutti gli esseri umani sono sotto la pena di morte a causa del peccato.

Una volta il filosofo ateo Bertrand Russel affermò che nessuno poteva mai sedersi accanto al letto di un bambino che soffriva una malattia incurabile e, allo stesso tempo, credere ancora in un Dio amoroso.
Ma un credente, che aveva avuto esperienza con bambini moribondi (tutto diverso da Russell, che non si era mai “sporcato le mani” con tali cose pratiche), sfidò Russell a spiegare invece che cosa lui avesse da offrire a quei bambini.
Un ateo, davanti alle disgrazie, direbbe: “Mi dispiace ragazzi, ma avete perso, e adesso siete alla fine di tutto”, ma il cristiano ha la speranza che questa vita non è la fine.
Infatti “…secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia” 2 Pietro 3:13.

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