Epifania

Dietro l’Epifania
Cosa c’è nelle origini della festa della befana…

Epifania.
Ovvero “apparizione, manifestazione” di Cristo sulla Terra. Per molti si ricollega alla visita e l’adorazione dei magi, ma questa festività ha dietro di sé diverse tradizioni e realtà che ben poco hanno a che fare con il vero cristianesimo.

Le origini della festa
Nei primi tempi della cristianità non si festeggiava alcun giorno in particolare per ricordare un qualsiasi evento della vita di Gesù; la domenica era “il primo giorno della settimana” (cfr. Atti 20:7; I Corinzi 16:2), “il giorno del Signore” (cfr. Apocalisse 1:10) nel quale si celebrava il culto a Dio e si ricordava l’opera di Cristo. Non si festeggiava neanche il natale, perché, secondo Origene, l’usanza di festeggiare un giorno natalizio sarebbe stata al pari di un costume pagano, come facevano Faraone ed Erode.

Nel II secolo però, i seguaci dello gnostico alessandrino Basilide, festeggiavano il battesimo di Cristo il 6 gennaio, secondo un’opinione per cui la natura divina di Cristo si sarebbe manifestata per la prima volta al battesimo di Gesù (negando così la Sua divinità). Ma perché i basilidiani celebravano questa festa proprio il 6 gennaio?

Nella tradizione pagana del dionisismo, il 6 gennaio si celebrava una festività in relazione all’allungarsi del giorno, e proprio ad Alessandria si festeggiava quel giorno la nascita di Eone dalla vergine Kore (gli eoni, in molti sistemi gnostici, rappresentano le varie emanazioni del Dio primo, noto anche come l’Uno, la Monade, Aion Teleos – l’Eone Perfetto) e, in aggiunta, quel giorno era anche consacrato ad Osiride (è il dio egiziano della morte e dell’oltretomba). Nella notte del 6 gennaio anche le acque del Nilo dovevano acquistare una speciale forza miracolosa.

Da queste basi gnostico-pagane si sviluppò la festa dell’epifania, che nel tempo fu associata anche alla nascita di Cristo, prima che si istituisse il natale romano festeggiato il 25 dicembre.

Viva, viva la Befana!
Durante i secoli, in Italia, si aggiunse alla festa dell’epifania un’altra figura, quella della Befana (dal latino volgare befanìa, derivante dalla parola epifania stessa).
La sua storia è intrecciata con quella dei Re Magi che, secondo la tradizione, nel loro cammino verso Betlemme persero la strada, videro in lontananza il fumo di un camino, si diressero in quella direzione e trovarono una casetta. Bussarono alla porta e andò loro incontro una vecchina che tuttavia si rifiutò di aiutarli. Una volta partiti, però, la donna si rese conto di aver sbagliato, così uscì di casa per raggiungerli. La vecchia, cercando di raggiungere i Magi, si fermava di casa in casa donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

La festa della Befana deriverebbe però anche da antichi elementi folcloristici e pagani, recepiti ed adattati dalla tradizione cattolica romana.

Ad esempio, in Grecia, era una dea notturna a percorrere il cielo portando doni e abbondanza durante dodici notti solstiziali. Questa dea, legata ad Artemide, era la dea notturna per eccellenza, che soprintendeva al noto “Corteo di Diana”, in cui le sacerdotesse esercitavano diverse pratiche magiche. Donne che, dopo l’avvento del Cristianesimo, furono considerate pagane, malvagie e dissolute. Questa decadenza spiega anche, con tutta probabilità, l’aspetto attuale delle Befane: donne brutte e sdentate, dai capelli arruffati e coperte di miseri stracci, proprio come le streghe proprie dell’immaginario collettivo.

Anticamente la notte dell’epifania era l’occasione per praticare tutta una serie di riti esorcizzanti. Ancora oggi è diffusa l’usanza di “ardere la vecchia”: un enorme pupazzo, composto da legna, stracci e fascine, di forma umana, viene posto su di una pila di legna e dato alle fiamme.

La figura della “vecchia” era anticamente una specie di capro espiatorio per esorcizzare tutto il male e per propiziarsi l’abbondanza e la fertilità dei campi. Con la distruzione della vecchia (forse un antico retaggio di sacrifici umani o animali) si intendeva rappresentare la fine di tutti i mali. La stessa cosa avviene la notte di Capodanno, quando si lanciano oggetti vecchi dalle finestre.
In alcune località del Veneto e del Friuli si lanciano delle ruote di legno incendiate lungo i pendii dei monti; il rito viene detto “rito della stella”, perché anticamente le ruote rappresentavano la corsa del sole nel cielo.
Nel trevigiano era in uso fino a pochi decenni fa la tradizione della “notte del panevin”. Si accendevano grandi fuochi, appiccati dai bambini più piccoli del paese, e tutti prendevano a danzare attorno al falò intonando un canto.

Dove finisce la verità?
Come in molte altre occasioni, anche quella dell’epifania, insomma, si rivela una mera mescolanza di festività, ricorrenze e tradizioni pagane assimilate negli anni dalle istituzioni ecclesiastiche, che ben poco hanno a che fare con il cristianesimo che ha, nel messaggio dell’Evangelo di Cristo, il suo unico punto di riferimento. La vera “manifestazione” è stata quella dell’amore di Dio, che ha dato a tutti gli uomini la possibilità di salvezza eterna, infatti: “Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesú fin dall’eternità, ma che è stata ora manifestata con l’apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesú, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo” (II Epistola di Timoteo 1:9, 10).

Befana story

Naso adunco e scarpe rotte, volto rugoso e una vistosa gobba sulla schiena: anche se l’immagine della Befana non è gradevole né affascinante, la vecchia signora è accolta con gioia da migliaia e migliaia di bambini cui porta doni la notte tra il 5 e il 6 gennaio in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai re Magi, pertanto secolo condivide con Gaspare, Melchiorre e Baldassarre la titolarità della festa dell’Epifania. In realtà con la tradizione cristiana che commemora l’omaggio dei re al Bambinello la Befana non c’entra proprio niente, visto che la sua leggenda esisteva già in epoca precristiana e apparteneva a culture antiche. Già gli antichi Romani celebravano l’inizio d’anno con feste in onore al dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell’anno) e alla dea Strenia (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste feste erano chiamate le Sigillaria; ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d’argilla, o di bronzo e perfino d’oro e d’argento. Queste statuette erano dette “sigilla”, dal latino “sigillum”, diminutivo di “signum”, statua. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti. Questa tradizione di doni e auguri si radicò così profondamente nella gente, che persino la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina. In epoca medioevale, invece, si dava molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell’Epifania è anche chiamata la “Dodicesima notte”. È un periodo molto delicato e critico per il calendario popolare, perché viene subito dopo la semina, ed è quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana, dea della luna e della fertilità, con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne. Nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale, con il nome di Madre Natura, e la notte del 5 gennaio, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Nei secoli che vanno dal XIII al XVI la Befana non era ancora vista come persona, in compenso il 6 gennaio era la festa che celebrava la nascita del primo uomo, che secondo la tradizione biblica era stato creato nel sesto giorno, data che coincideva e ricorreva con il sesto giorno del nuovo anno. Nel tardo ‘500 si cominciò a parlare di Befane, come figure femminili che andavano in giro di notte apparendo all’improvviso (come un’epifania da cui Befania) per far paura ai bambini. Alla fine del ‘600 di quelle figure femminili ne restano due, una buona e una cattiva, una che portava doni e l’altra carbone, e la stessa Accademia della Crusca ne fa menzione nel 1688. Attualmente la storia più accreditata è una leggenda di origine russa: consultata dai Re Magi per trovare la strada giusta per la capanna di Gesù. La vecchia e povera donna stava pulendo casa e non volle accompagnarli a Betlemme, perché aveva troppo da fare. Il giorno dopo, terribilmente pentita, partì alla ricerca della capanna, ma non riuscì a trovarla perché era caduta troppa neve. Da quella notte, ogni anno, Babushka visita le case dei bambini e lascia a tutti un dono, sperando che tra loro si nasconda anche Gesù. Oltre che in Italia troviamo il culto della Befana in varie parti del mondo: dalla Persia alla Normandia, all’Africa del Nord dove riassume l’immagine della Dea antenata custode del focolare, luogo sacro della casa. E non è un caso se si serve, proprio dei camini, per introdurre l’allegria nelle case, svolazzando con la sua fantastica scopa.

 Wikipedia

Tradizione [modifica]

Secondo la tradizione italiana la Befana fa visita ai bambini il 6 gennaio, durante la notte dell’epifania, per riempire le calze lasciate da essi appositamente appese. Nel caso siano stati buoni, il contenuto sarà composto da caramelle e cioccolatini, in caso contrario conterranno carbone. Spesso la befana viene descritta come una vecchia, che vola su una scopa. A differenza di una strega è spesso sorridente e ha una borsa o un sacco pieno di ogni squisitezza, regali per i bambini meritevoli, ma anche di carbone per i bambini che non sono stati buoni durante l’anno.

La distribuzione di regali ai bambini a nome della Befana fu fortemente incoraggiata dal fascismo,[3] nell’ambito dell’opera di “italianizzazione” della penisola.

Simbologia [modifica] La Befana a Campomarino di Maruggio La Befana a Montepulciano Stazione

L’origine di questa figura va probabilmente connessa a tradizioni agrarie pagane relative all’anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo. Difatti rappresenta la conclusione delle festività natalizie come interregno tra la fine dell’anno solare (solstizio invernale, Sol Invictus) e l’inizio dell’anno lunare.[4]

L’aspetto da vecchia sarebbe dunque una raffigurazione dell’anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori, all’inizio dell’anno (vedi ad esempio la Giubiana e il Panevin o Pignarûl, Casera, Seima o Brusa la vecia, oppure il Falò del vecchione che si svolge a Bologna a capodanno).

In quest’ottica l’uso dei doni assumerebbe un valore propiziatorio per l’anno nuovo.

Un’ipotesi suggestiva è quella che collega la Befana con una festa romana, che si svolgeva all’inizio dell’anno in onore di Giano e di Strenia (da cui deriva il termine “strenna”) e durante la quale si scambiavano regali.

La Befana si richiama pure ad alcune figure della mitologia germanica, Holda e Berchta, sempre come personificazione della natura invernale.

Secondo una versione “cristianizzata”, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una signora anziana.

Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci.

Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù.

Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

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