Il Carnevale

     Riflettendo sul Simbolismo – Riflesso culturale – Il punto di vista biblico.

Fine Febbraio, inizio marzo sono sempre accompagnati da questa festa popolare che è il Carnevale. In piena recessione anche questo avvenimento subisce l’inevitabile austerity, ma Rio De Janerio e più vicino Viareggio e Venezia non possono mancare all’appuntamento nonostante tutto. La parola viene da carne levare, togliere la carne. Il riferimento è all’uso di non usare carni nell’alimentazione, nel giorno precedente la Quaresima. Per questi in alcuni paesi, ancora adesso si gettano nel fuoco la sera del Martedì grasso, gli utensili usati nella cottura delle carni.

LE ORIGINI

Appartiene al comune sapere il dato di fatto che questa festa era in relazione ai riti della stagione invernale in cui il lavoro all’aperto era ridotto al minimo ed era quindi vissuta intensamente la vita sociale.
I riti praticati erano dovuti alle credenze sulla scomparsa della luce del sole, prigioniera e poi rinata.
Gli innocenti gridi di gioia e l’uso di maschere che oggi vengono vissuti come momento distensivo e a volte disinibitorio, anticamente avevano una diversa funzione. Le risate servivano ad affrontare ed allontanare le potenze malefiche. Le maschere animali gli conferivano simbolicamente la potenza soprannaturale degli animali ritenuti sacri. Anche il semplice uso di bruciare un fantoccio era in realtà collegato ad un sacrificio primitivo. La sempre pratica licenza sessuale era in relazione ai riti di fecondità della terra, soprattutto nei paesi dell’aria del Mediterraneo.
Da tutto ciò sono derivati i saturnali romani a buon ragione ritenuti gli antenati dell’attuale carnevale e che cadevano nello stesso periodo.
Durante questo tempo ci si riteneva liberi di operare al rovescio e liberare gli istinti più sfrenati: persino i servi avevano per una volta il diritto di mangiare a tavola essendo serviti dai padroni. Si annullava ogni modello di potere, ribaltavano i ruoli, tutto era lecito a follia. L’avvento del Cristianesimo privo del contenuto magico e rituale, questa ed altre feste pagane, ma le pratiche stesse restano. Il clero medioevale tollerò feste popolari collegate al carnevale nonostante la loro grossolanità: festa dell’Asino, dei Folli…
I divertimenti più graditi erano balli mascherati, lotte dei galli in certi luoghi, musica, poesia, melo-dramma altrove, quasi ovunque episodi burleschi, perciò: ”A Carnevale ogni scherzo vale”.

IL SIGNIFICATO

E’ chiaro che la storia del carnevale nel mondo è anche riflesso dai modelli culturali delle diverse civiltà e loro evoluzioni.
Per il sociologo l’uso della maschera nella festa è significativo. Le belve feroci delle maschere di guerre africane o giapponesi, hanno la funzione di dare la forza e potenza al combattente. Quelle degli sciamani eschimesi usate in Niger e Messico, quella di allontanare i demoni; la stessa convinzione è presente nel Tirolo o in alcune zone della svizzera. Le popolazioni malesiane usavano travestirsi evocando simboli sessuali come auspicio alla fertilità del suolo.
Anche oggi le maschere si sono disfatte del culto dell’oscuro e del magico, gli esperti ammettono che lasciano trapelare remote istintualità represse.
Per lo psicologo “ carnevale non è altro che un sogno vissuto nella realtà e che, proprio in quanto sogno necessita di un inizio e di una fine precisa: se così non fosse diverrebbe pazzia”.
Un caso estremo è certamente offerto dai riti tribali WOO-DOO dove il mascheramento con sembianze divine legittima il sacrificio umano e anche l’incesto.
Le bastonate (seppure con arnesi di plastica), uova marce, lazzi sono l’ombra di queste pulsazioni distruttive. Le danzatrici di Rio De Janeiro evocano quelle sessuali e in genere nel rito carnascialesco è costante il gusto per l’osceno, il travestimento, l’esibizionismo, la morte presente nelle maschere mostruose.
La maschera è il travestimento, generalmente è perciò spesso evocatrice di impulsi ed altre paure dell’animo umano. A volte è un paravento dietro di cui nascondere la propria aggressività normalmente ingessata dai tabù sociali. E’ presente anche il desiderio di alterare, almeno temporalmente, la propria personalità.
Lapidariamente, il carnevale assume il sogno di un ribaltamento delle funzioni, di liberazione delle inibizioni, di sfogo delle proprie pulsioni…di sogno.

IL PUNTO DI VISTA BIBLICO

I credenti non possono credere che per il solo fatto che il Carnevale è un sogno, un evento breve e delimitato ormai svuotato dal magico e rituale, si possa accettare e festeggiare.
Come cristiani non si può osservare una festività che la breve e certamente insufficiente analisi socio-psicologica ha indicato nella sua natura. Non è neanche sufficiente insegnare che la Quaresima prevede il pentimento e quindi la cancellazione d’ogni peccato eventualmente compiuto nella partecipazione. A parte l’inesistenza biblica di ciò, non si possono accettare feste di origine e significato pagano. Dalla prima pagina della Bibbia si apprende che Dio “creò l’uomo a sua immagine… li creò maschio e femmina”. Questa distinzione è sempre presente in forma estrinseca ed intrinseca, esplicita ed implicita.
I divieti divini circa i travestimenti si devono considerare in questa ottica:
Come scritto: ”La donna non si vestirà da uomo, e l’uomo non si vestirà da donna poiché il SIGNORE, il tuo Dio, detesta chiunque fa tali cose” (Deut. 22:5)
Dio, cioè, ha stabilito dei ruoli, delle condizioni diverse, un ordine. Ciò è presente persino nella creazione: ”Poi Dio disse: “Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra”. E cosí fu…Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo era buono….Dio fece gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie. Dio vide che questo era buono (Gen.1:11,21,25).
Gli accoppiamenti cavalli-asini generano muli che però non riescono a riprodurre altri. Secondo la loro specie… ha stabilito il Signore.
Non si vuole affermare lo status quo-sociale e quindi l’ingiustizia delle rivendicazioni per progredire ed emanciparsi, si desidera solo ribadire la diversità dei ruoli nell’uguaglianza di “posizioni”. Infatti, la Bibbia dice: ”Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesú” (Gal.3:28).
.Il credente non “sfugge” la vita come il limitato incanto carnevalesco pretende, invece la “vive”.La vive nella libertà cristiana permanente e non di un momento: ” Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù” (Gal.5:1).
Infatti, Gesù disse: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Una libertà vera da non usare “qual manto che copre la malizia, come servi di Dio”.
Quella cristiana è una vita NUOVA. Una dismissione e non un travestimento: ”Vi siete rivestiti del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l’ha creato” (Col.3:10). Un troncare con il vecchio ed iniziare ex-novo con la salvezza in CRISTO.
Certamente la posizione del credente porta ad una “rottura” col mondo che mal si concilia con il conformismo vigente e favorito dal media. Ma l’invito biblico è ancora valido: ” Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Rom.12:2).
La volontà di Dio è che il cristianesimo sia sempre attuale ma non necessariamente contemporaneo. Infatti, il cristiano: vive ad un livello superiore a quello terreno: “La fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono”. Egli non sogna, ma crede. Non evade, ma affronta. Inoltre, vive nel mondo ma non è del mondo: “Se foste del mondo, il mondo amerebbe quel ch’è suo; ma perché non siete del mondo ma Io v’ho scelti di mezzo al mondo, perciò vi odia il mondo”. Quindi non ha inibizioni terrene da cui liberarsi: ” quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perché la figura di questo mondo passa” (1 Cor. 7:31). Vive realmente ma con l’animo al cielo: ”E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (1 Giov. 2:17).
Perciò non ha pulsioni da sfogare ma capisce che è cittadino del cielo, per altri: ”una colonia del cielo”.
Non si tratta di uno sdoppiamento carnevalesco, ma di centralità: vive per il cielo. Il corpo vive immerso nel mondo, ma l’uomo interno (anima e spirito redenti) “abita e siede nei luoghi celesti”. Ciò fa conseguire propositi, mete, sentimenti, stile di vita diverso.

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